Garlasco, l’annuncio inaspettato di Antonio De Rensis in tv: “Per Alberto Stasi…”

A quasi diciannove anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso Garlasco continua a dividere opinione pubblica, magistratura, difese e commentatori. Nella puntata di “Dritto e Rovescio” del 14 maggio 2026, Paolo Del Debbio ha dedicato uno spazio alla nuova inchiesta della Procura di Pavia,

che vede Andrea Sempio unico indagato con l’accusa di avere ucciso la 26enne. Il conduttore ha posto subito il nodo centrale: se c’è un nuovo possibile colpevole, che cosa accade alla posizione di Alberto Stasi, condannato in via definitiva e detenuto da anni?

La ricostruzione al centro dell’informativa dei carabinieri parte dalla villetta di via Pascoli. Secondo l’accusa, la colluttazione sarebbe iniziata davanti al divano del soggiorno, dove furono repertate tre piccole gocce di sangue. L’aggressione sarebbe poi proseguita davanti alla scala, con Chiara Poggi colpita più volte con un oggetto contundente.

Il killer l’avrebbe trascinata verso la porta della cantina e, mentre la ragazza era ancora viva, l’avrebbe colpita di nuovo per tre o quattro volte, prima di spingerla giù dalle scale e scendere per finirla con gli ultimi colpi.

Dopo l’omicidio, secondo la ricostruzione, l’assassino si sarebbe spostato in bagno, lasciando un’impronta sul tappetino, poi sarebbe andato in cucina per ripulire se stesso e forse l’arma, che potrebbe essere stata un martello con base quadrata. Sullo stipite della porta viene indicata una sola traccia di sangue. Il colpevole si sarebbe poi affacciato sulla scala per verificare la morte della ragazza, lasciando l’impronta 33 sul muro, forse bagnata di sudore, sangue o sangue lavato. Per gli inquirenti apparterrebbe a Sempio, che nello stesso momento avrebbe lasciato sul gradino anche la traccia N1. Secondo le indagini antropometriche, questa sarebbe compatibile con la misura del piede dell’indagato, nonostante lui abbia sempre detto di portare il 44. Nelle carte, l’aggressione viene definita “cieca, sproporzionata e furiosa”.

Del Debbio ha chiesto a Grazia Longo se i soliloqui possano inchiodare Sempio. La giornalista ha risposto: “Hanno sicuramente una grande potenza mediatica – riferisce -. Tant’è che se ne parla da giorni, ma secondo me non possono assolutamente inchiodarlo né incolparlo. Lui parlava da solo, dove dice che Chiara non avrebbe voluto parlare con lui stava commentando un podcast, lui aveva questa abitudine. Pensate che il 26 febbraio 2025, il giorno prima di essere indagato riceve l’avviso per presentarsi alla caserma dei Carabinieri, in realtà è già intercettato, lui si mostra preoccupato in macchina e fa la voce del carabiniere che avrebbe visto il giorno dopo. Lui dice: ‘Ah ma lei deve star tranquillo, non la portiamo mica dentro’, anche lì fa una vocina. Fare la voce di Chiara è sicuramente sgradevole, ma sono soliloqui che nulla hanno a che fare con la sua colpevolezza”. Del Debbio ha osservato: “I soliloqui sono una forma particolare, tutti noi facciamo ragionamenti, ma questi sono soliloqui sul fatto specifico”.

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Stefano Zurlo ha aggiunto: “Ci sono due valutazioni da fare contrastanti. Lui rimugina questa storia, c’è chi pensa perché colpevole, ma magari anche perché era già stato indagato due volte, la vittima è la sorella di uno dei suoi amici, è una cosa forte per lui. Ci si deve chiedere, e su questo lascio un punto aperto, lui cita elementi che nessuno conosce? Se è così, questo va contro di lui, altrimenti no. I processi si fanno sulle prove, non sulle parole, la parola più citata è inc., che è incomprensibile, sono discorsi spezzettati, confusi. A volte tiriamo fuori qualcosa di nuovo, ma poi salta fuori anche un precedente, è difficile dire quale sia il primo strato”.

Maurizio Belpietro ha quindi commentato l’informativa dei carabinieri: “La prova regina non c’è, ma non c’era neanche contro Stasi. Ci sono indizi, questo è un processo indiziario, ma il primo di questo tipo lo hanno fatto a Stasi ed è stato condannato a 16 anni. Si demoliscono punto per punto le motivazioni della sentenza di condanna, c’è l’analisi del perché Stasi non c’entri nulla con il delitto. Non c’è il movente, nelle chat si evidenzia che il rapporto tra Chiara e Alberto fosse intimo, parlavano di sfera affettiva, film porno, i loro video, regali che si erano fatti anche da questo punto di vista, quindi perché doveva esserci una lite tra loro? Si demolisce la questione dei pedali, si elencano una serie di casi in cui non ci sono state macchie di sangue sotto le scarpe. Sono considerazioni buttate lì come quelle che hanno portato alla condanna di Stasi”.

Longo ha replicato: “Non è vero, c’è stata la perizia sulla camminata. Ci sono 40 giudici che lo hanno condannato”. Belpietro ha insistito: “Tanto è vero che c’è un magistrato indagato per corruzione, capisco che vi agitate, non avete letto le parti giuste. C’è un dato di fatto, il famoso alibi di Sempio, lo scontrino, non c’è, è falso, non è suo. E’ lui che dice: ‘Ah, quella str***a mi ha buttato giù’, evidentemente non ha sbagliato numero. Se ha visto i suoi video intimi evidentemente si era fatto qualche idea del suo rapporto. E’ evidente l’attenzione nei suoi confronti, per lui va interpretato tutto, mentre per uno che arriva senza motivazione, ammazza la fidanzata in 23 minuti e ricomincia a scrivere la tesi bello e sereno, questo si può dimostrare tutto, il resto no. Ora vi sentite orfani di un colpevole”. Longo ha controreplicato: “Non hai letto bene le carte, la Cattaneo dice che il delitto potrebbe essere avvenuto tra le 7 e le 12.30”.

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Antonio De Rensis, legale di Stasi, ha preso la parola: “Per l’avvocato Bocellari, che ha lottato 15 anni, e per me che lotto da 4 anni e mezzo, sarebbe facile fare quello che hanno fatto loro sulla telefonata al 118. Pensate cosa sarebbe successo nel 2007 se avessero trovato che Alberto scriveva che lo stupro sarebbe l’affermazione del maschio sulla femmina. Cosa sarebbe successo se aveste scoperto lui guardava i blog dove si parla di donne stuprate, uccise e mangiate, e potrei andare avanti all’infinito. Ma noi non lo facciamo, noi siamo interessati ad Alberto. Poi però c’è un’indagine, vedo che qualcuno che difende tutta la magistratura italiana non difende quella di Pavia, è un suo collega (dice a Del Debbio, ndr)”.

Ancora De Rensis: “Vedo argomentazioni sorprendenti sull’informativa, l’impronta 33 sarà un grosso problema, non parlo di pistola fumante, ma per Stasi non c’era nemmeno quella ad acqua. E’ stato usato un approccio modernissimo, chi aveva detto che fosse stato scambiato il muro con le minuzie è stato smentito dalle più alte autorità scientifiche dell’Srma dei Carabinieri, compreso l’attuale capo dei Ris. Il Colonnello Mattei ha detto che l’impronta fosse bagnata, talmente impresto che faceva senso. Noi dobbiamo pensare che non esiste uno Stato di Serie A e uno di Serie B, le sentenze bisogna rispettarle, ma questa indagine vede lati scientifico che tolgono Stasi dalla scena del crimine. Innanzitutto l’assenza del DNA, la ricostruzione dell’omicidio, la Cattaneo dice che l’aggressione non può essere durata meno di 15-20 minuti, se i minuti sono 23 con cosa è tornato Stasi? Con il missile? Non dobbiamo guardare cosa ci piace, ma cosa è giusto. I nostri concittadini stanno capendo come stanno le cose, le sentenze sono emesse nel nome del popolo italiano, quindi i concittadini hanno il diritto di informarsi su questo caso”.

Sulla possibile revisione, De Rensis ha spiegato: “In realtà, la difesa autonomamente ne ha fatta una. L’avvocato Bocellari è in ritiro, sta lavorando con impegno, io cerco di dare il mio modesto contributo, stiamo analizzando riga per riga, la revisione la presenteremo al momento e nel modo giusto. Poi osserveremo cosa farà il Procuratore Generale di Milano. Il Procuratore Capo di Pavia abbia incontrato il Procuratore Generale e l’Avvocato Generale dello Stato ha un significato forte. Sarebbe stato molto facile per il Procuratore Napoleone girarsi dall’altra parte, ma sa che non si può fare il magistrato senza coraggio. Questa è un’indagine piena di coraggio, indipendentemente da come finirà, attaccata ferocemente dal primo giorno. Non ho sentito una parola quando la dottoressa Muscio prima del fermo interrogava Alberto e chiedeva spiegazioni sul sangue sui pedali, che non c’era”. Nella trasmissione si è parlato anche del bigliettino scritto a mano da Sempio, con parole come “inizio scoperta, da cucina a sala, cane, finestra da fuori, campanello, assassino”, e del sacco dell’immondizia buttato lontano da casa il 26 febbraio 2025, dopo la convocazione delle forze dell’ordine. Per Gianluigi Nuzzi, però, quel foglio non ricostruirebbe il delitto, ma sarebbe una scaletta legata a uno spettacolo teatrale.

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Grazia Longo ha quindi precisato: “La Procura di Pavia e i carabinieri di Moscova hanno fatto un grande lavoro. io non lo metto in discussione. Per me leggendo l’informativa nessuno può togliere Stasi dalla scena del delitto, la professoressa Cattaneo fa una valutazione sulla scarpa, ma quella è una consulenza, ce ne sarà un’altra. Mi devono ancora spiegare come uno che porta 43-44 possa entrare in una scarpa 42. Per l’impronta 33 le minuzie sono solo 15, per la legge italiana ce ne vogliono 16, ma mettiamo che bastino, può essere stata lasciata perché bagnata di sangue o sangue lavato, ma può essere anche solo sudore. In merito allo scontrino nell’informativa il super teste, il pompiere che aveva una relazione con la mamma di Sempio, dice che si incontravano nella Lomellina, a casa sua. La cella telefonica quella mattina la colloca a Gambolò come ha detto, lui dice che non fosse nel suo stile andarlo a controllare a sua insaputa. Quindi come fate a dire che lo scontrino non sia vero?”. De Rensis ha replicato: “La professoressa Cattaneo non ha fatto valutazioni, ha preso un metro, cosa che non avevano fatto nel 2007. Se io dico di portare un numero di scarpa si prende il metro e si misura, le risultanze sono 26,7 centimetri fino a 27,2 centimetri e corrisponde a un numero di scarpa ben preciso. Oggi le valutazioni sulle minuzie sono quali e quantitative, quindi ci sono impronte identificate con 12 minuzie, conta la qualità. ll generale Garofano dice che hanno confuso in alcuni punti le increspature del muro con le minuzie, ma se io devo scegliere una squadra scelgono gli otto che hanno detto una cosa diversa”. Del Debbio ha aggiunto: “L’importante è che sia smontata l’impressione che è in tanti cittadini, davvero molto brutta. Ovvero che ci ossa essere un innocente in carcere e che si stia indagando su una persona, per cui ci siano pochi elementi probatori. Il PM Napeleone è alla fine della sua carriera e con un curriculum importante, non credo possa avere riaperto un caso per occupare il tempo prima della pensione. Evidentemente qualcosa deve ancora venire fuori”.

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