Due ore di registrazioni audio sono state formalmente depositate all’attenzione della Procura Generale di Milano. In queste vi sarebbero contenuti «relativi a condotte suscettibili di assumere rilievo nell’ambito della nuova indagine concernente il delitto di Garlasco». Si tratterebbe degli audio di cui ha parlato in trasmissioni televisive la criminologa Roberta Bruzzone e relativi a presunti tentativi di interferenze sulla vicenda del delitto di Chiara Poggi del 2007 e sulla nuova inchiesta pavese a carico di Andrea Sempio. Un materiale che ha spinto gli esperti a parlare di interferenze e narrazioni “costruite” per orientare il giudizio pubblico e, forse, anche quello degli inquirenti.
L’esposto in Procura
A far scattare il nuovo terremoto è stata la giornalista Chiara Ingrosso, già inviata del programma Far West. Assistita dallo studio legale Gasperini Fabrizi, la cronista ha presentato un esposto formale accompagnato da due ore di audio, screenshot e documenti raccolti durante il suo lavoro d’inchiesta. Il materiale segnalerebbe presunte anomalie e ombre sulla credibilità di alcuni testimoni chiave.
Sotto la lente d’ingrandimento finirebbero le dichiarazioni di chi, in passato, ha cercato di coinvolgere figure vicine alla famiglia Poggi, come Stefania Cappa, cugina della vittima. L’esposto punta il dito contro i sospetti alimentati su di lei, come il presunto smaltimento di una borsa in un canale a Tormello, rivelatosi poi un nulla di fatto dopo il drenaggio delle acque. Secondo la ricostruzione, vi sarebbero stati tentativi di influenzare il corso delle indagini attraverso pressioni esterne e una gestione mediatica mirata a rimescolare le carte del delitto di Garlasco.

In sostanza, nell’esposto, attraverso quegli audio di cui aveva parlato Bruzzone in tv raccontando di averli ascoltati, si paventerebbero interferenze e presunte pressioni per indirizzare la nuova inchiesta su più persone, tra cui lo stesso Sempio. In linea teorica, la Procura generale ha poteri di avocazione delle indagini, ma che vengono esercitati di solito se c’è una inerzia nell’indagare da parte degli uffici giudiziari delle Procure.
Mentre se, sempre in linea teorica, da quanto riferito, venissero individuate ipotesi di reato nell’esposto, a quel punto la Procura generale milanese dovrebbe trasmetterlo alla Procura ordinaria competente territorialmente, come quella milanese se l’ipotesi di reato riguardasse Milano. Allo stato, da quanto risulta, la Procura generale milanese non ha ancora preso visione dell’esposto di cui lo studio legale romano ha annunciato il deposito.
La relazione tra Marco Poggi e Andrea Sempio
Uno dei punti più discussi dell’esposto riguarda il tentativo di accreditare l’esistenza di un legame sentimentale tra il fratello della vittima e l’attuale indagato. Durante la puntata di Quarto Grado andata in onda venerdì 24 aprile, la criminologa Roberta Bruzzone ha commentato questo aspetto: «Un conto sono gli stimoli investigativi, un conto è chiedere di costruire una narrazione specifica dove si accredita l’esistenza di un movente per una relazione intima tra Marco Poggi e Andrea Sempio. È uno dei passaggi più agghiaccianti. Crea uno scenario inconcepibile perché coinvolge in maniera incolpevole il fratello della vittima». Il conduttore Gianluigi Nuzzi ha incalzato sulla questione chiedendo esplicitamente se tale relazione sia mai esistita. La smentita è arrivata tramite l’avvocato Taccia, legale di Sempio, che ha definito il suo assistito «basito», aggiungendo che «al peggio non ci sia mai limite» e sottolineando il dispiacere di Sempio più per Marco Poggi che per se stesso.
La replica di De Rensis
Al centro delle accuse contenute nell’esposto compare l’avvocato Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi (già condannato in via definitiva per l’omicidio). Il legale viene indicato come la figura che avrebbe cercato di orientare alcuni contenuti televisivi per incidere indirettamente sull’attività investigativa. De Rensis, dal canto suo, avrebbe manifestato l’intenzione di procedere con una denuncia nei confronti di Chiara Ingrosso. Sulla questione è intervenuta l’avvocata Serena Gasperini, che assiste la giornalista: «Non posso che confermare che ha svolto il suo lavoro in modo corretto sotto tutti i punti di vista».
