Le nuove indagini sul delitto di Garlasco continuano a mantenere alta l’attenzione mediatica attorno all’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007.
Tra approfondimenti televisivi, discussioni online e ricostruzioni rilanciate sui social, il caso è tornato al centro del dibattito pubblico anche fuori dalle aule giudiziarie. Ed è proprio sul fronte dei contenuti diffusi sul web che ora si concentra una nuova iniziativa legale della famiglia Poggi.
A parlare del clima creatosi online è stato l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia della 26enne uccisa a Garlasco, che insieme al collega Francesco Compagna, difensore di Marco Poggi, ha presentato una serie di querele alle procure di Milano e di altre città. Tizzoni ha definito il fenomeno come un “parallelo mercato economico libero nel quale non ci sono regole”, riferendosi a contenuti social, video e commenti pubblicati negli ultimi mesi sul caso.
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Secondo il legale, molte delle accuse e delle teorie diffuse online si baserebbero su “argomentazioni inesistenti”, rilanciate sia dagli utenti sia dai creatori di contenuti. “Ci sono contenuti anche da 300mila visualizzazioni pubblicati senza che i soggetti citati possano interloquire – dice l’avvocato –. C’è chi ha sostenuto che Chiara Poggi fosse incinta magari del fratello. Cose che faccio fatica a raccontarvi ma che comunque ci sono”. Per Tizzoni, alcune persone starebbero lucrando sulla tragedia che colpì la famiglia Poggi quasi diciannove anni fa.

Il legale ha quindi criticato il sistema che si sarebbe creato attorno al caso mediatico: “Si tratta di un mercato con numeri importanti – prosegue –. All’interno di programmi senza filtro vengono trasmesse pubblicità credo costose”. Da qui anche una riflessione sul diverso livello di responsabilità tra stampa tradizionale e piattaforme online: “È un mercato che va a danno anche di giornalisti e televisioni che devono fare la propria attività rispettando le regole, competendo con chi non le deve rispettare. Se voi giornalisti commettete una diffamazione alle vostre spalle c’è un editore che risponde, mentre ciò non accade su questi circuiti”.
Tra le persone querelate figurano blogger, youtuber e utenti social definiti “leoni da tastiera”. Il pubblico ministero di Milano Antonio Pansa ha riunito in un unico fascicolo le numerose denunce presentate nei mesi scorsi dai legali della famiglia Poggi e da quelli delle cugine Stefania e Paola Cappa. Queste ultime, nel 2025, avevano già ottenuto una condanna per diffamazione contro la trasmissione Le Iene, che in alcuni servizi le aveva accostate al delitto sulla base delle dichiarazioni del testimone Marco Demontis Muschitta, già ritenuto inattendibile anche dal gup Stefano Vitelli nel processo di primo grado ad Alberto Stasi.

Il sostituto procuratore avrebbe raccolto tutti gli esposti, alcuni dei quali presentati già circa un anno fa, contestando in alcuni casi anche l’ipotesi di reato di atti persecutori. Circa 70 denunce sarebbero state presentate dai genitori di Chiara Poggi, Giuseppe Poggi e Rita Preda, insieme al fratello Marco Poggi, mentre un centinaio sarebbero quelle depositate da Paola e Stefania Cappa. “Sono stati denunciati quasi esclusivamente soggetti già individuati – ha spiegato l’avvocato Tizzoni –, chiedendo alla polizia postale in alcuni casi di andare a identificarli, rendendoci però conto della mole incredibile. Queste persone hanno insistito con argomenti che escono anche dalla fantasia più assoluta e sono andati a incidere sulla vita delle singole persone”.
